Il vero business tecnologico del futuro risiede nelle nostre abitudini, nei gesti che facciamo ogni giorno con in nostri “smartphone”, e nella necessità di spazio velocità e semplicità d’utilizzo.

Leggo ogni giorno articoli di vario genere che cercano di scattare la foto di come sarà il futuro tecnologico delle aziende di domani, così come delle nostre vite di semplici esseri umani in un mondo sempre più veloce, globalizzato e connesso. Alcuni di questi articoli sono simpatici ma non hanno alcuna valenza analitica, sembrano più le elucubrazioni di qualche ubriaco al bar o qualche sedicente “rapito dagli alieni”, altri fanno una disamina più interessante, magari basata su alcuni dati che possono lasciare  spazio ad analisi ed ipotesi molto più serie ed interessanti.

Quando si analizzano queste cose, si può scegliere l’approccio scherzoso e lasciare libero sfogo alla fantasia (che, per carità, a volte è addirittura più povera di quanto poi la realtà riesca a dimostrare), oppure lo si può fare con un ottica rivolta al business, allo sviluppo delle aziende, al cambio di approccio ad un problema, finalizzato a “reinventarsi”.

Ecco, approcciando alla materia in quest’ultimo modo, si scoprono cose incredibilmente interessanti che solo pochi anni fa sarebbero state categorizzate come fantascienza. 

Proprio questo ci ha spinto ad andare a caccia di esempi, cercare storie interessanti nel mondo del lavoro, ma soprattutto nel “nostro” mondo, quello tecnologico, che possano dare spunti di riflessione ma anche un indirizzo verso il futuro, un’indicazione di dove si stanno dirigendo grandi e piccoli, quali scommesse decidono di affrontare e su cosa investono di più.

Sono approfondimenti che se non si lavora proprio in quel settore spesso e volentieri passano inosservati ai più, ma hanno una importante ricaduta sul mercato, ed ancora di più sulle nostre vite, e meritano di essere quanto meno isolati, letti per un attimo e considerati come riferimenti interessanti su cui ragionare anche per chi, come te, ha un’azienda che produce e necessita di tenersi sempre aggiornata dal punto di vista tecnologico; un quasi obbligo, perché ormai lo sappiamo: la tecnologia (seria…) costa tanto, ma chi di noi riesce a tenersi al passo e magari anche ad anticipare i tempi, viene ripagato a peso d’oro.

In questi giorni ho approfondito la storia di una azienda leader di mercato, una di quelle aziende che non si può non conoscere perché i suoi prodotti rappresentano il cuore dei nostri comuni PC: sto parlando di “INTEL Corporation”, con i suoi processori che da sempre sono in competizione con l’altro leader AMD (ti sarà capitato qualche volta di avere il dubbio su quale processore potesse garantire le migliori prestazioni per il tuo computer, in base a ciò che gli avresti chiesto di fare in azienda come a casa).

Come azienda tecnologica nasce nel 1968 quando Robert Noyce e Gordon Moore fondano la “Integrated Electronics Corporation”, che verrà poi abbreviata in “Intel Corporation”. Qualche tempo dopo la creazione  Andrew Grove arriva alla direzione della società.

Intel all’inizio produceva componenti per memorie e, durante gli anni settanta, era divenuta leader nella produzione di memorie DRAM, SRAM e ROM.

La svolta arrivò nel 1971 quando Marcian Hoff, Federico Faggin, Stanley Mazor e Masatoshi Shima costruirono il primo microprocessore, l’Intel 4004 che nel 1973 registra vendite per 66 milioni di dollari. 

Nel 1983 toccò al presidente della società, Andy Grove, trasformare la produzione, abbandonando la costruzione di memorie per passare alla produzione di microprocessori e questa fu una vera grande trasformazione, quasi una scommessa e lo stesso Andy Grove descrisse questa transizione nel libro Only the Paranoid Survive

Un elemento chiave di questo processo fu sicuramente l’8086, un microprocessore a 16 bit progettato da Intel nel 1978, che diede origine all’ intera architettura x86 e che poi nell’82 verrà scelto per i PC IBM, alla condizione, imposta da IBM, di avere una seconda fonte di produzione. La seconda fonte sarà AMD, che con uno scambio di licenze diviene il secondo fornitore di processori 8088 e 8086 per i PC IBM. Il “problema” dei secondi fornitori sarà sempre presente fino all’avvento del Pentium.

Durante gli anni novanta la Intel Architecture Labs (IAL) fu la maggior responsabile delle innovazioni hardware dei personal computer, fra cui il bus PCI, il bus PCI Express, l’USB (USB) e le prime architetture per server multiprocessori (SMP).

 Negli anni duemila , nel settembre del 2007 la società acquistò Havok, uno sviluppatore noto in ambito software per lo sviluppo dell’omonimo motore fisico utilizzato in più di 150 videogiochi di quegli anni. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi raggiunto un accordo extragiudizionario con Transmeta: la società accusava Intel di aver violato alcune sue proprietà intellettuali. Intel ha pagato 250 milioni di dollari per aver accesso non esclusivo a tutti i brevetti della società. Nel febbraio del 2008 la società è stata citata in giudizio, questa volta dall’University of Wisconsin-Madison per aver violato il brevetto statunitense relativo ai processori Core 2.

Nel maggio del 2009 riceve una multa da 1,06 miliardi di euro dall’Antitrust europeo per abuso di posizione dominante.

Nel novembre 2009 Intel si accorda con AMD a pagare 1,25 miliardi di dollari per ritirare le denunce che AMD le aveva inflitto permettendo a quest’ultima di risanare parte dei debiti accumulati.

Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, è uscita la quinta generazione di processori con architettura Broadwell e nell’agosto 2015 furono stati presentati i processori i3, i5, i7 e Pentium di sesta generazione con la nuova architettura Skylake . Nei mesi successivi sono poi usciti l’intel core i3 e il pentium di sesta generazione. I processori Skylake hanno un processo produttivo a 14 nanometri e hanno grafiche integrati più potenti rispetto alla precedente generazione. Nell’estate 2016 Intel ha presentato la settima generazione di processori desktop e mobile, conosciuti con il nome Kaby Lake. I Kaby Lake hanno caratteristiche simili ai loro predecessori ma vantano secondo i dati Intel un incremento prestazionale del 30%. Sia i processori Skylake che i processori KabyLake sono compatibili con il socket LGA1151. Nell’agosto 2017 è stato presentato un aggiornamento dei processori Intel, denominato Kaby Lake Refresh, a cui è stato assegnato lo stato di “ottava generazione” e che Intel afferma essere circa il 40% più veloci dei precedenti. L’incremento delle prestazioni è stato misurato in appropriate condizioni operative mediante un benchmark sviluppato da Intel stessa.

Nel 2015 Intel si è mostrata interessata al mondo dei droni, in particolare alle applicazioni possibili grazie alle camere ad alta definizione di cui sono dotati i droni moderni ed ha avviato una partnership con Qualcomm. La collaborazione ha portato alla creazione delle RealSense Cameras, cioè potenti videocamere in grado di effettuare la scansione di una stanza in pochi secondi ed offrire una esperienza 3D senza precedenti. Ha anche collaborato con la DJI e con la Ryze Robotics fornendo processori per i loro droni.

Nel 2020 la Apple ha scelto d’interrompere la collaborazione con la stessa Intel, lanciando Apple Silicon. Tuttavia la Intel collaborerà durante il processo di transizione.

Come vedi sembra essere un’azienda abbastanza travagliata, come tante società che operano anche sul mercato italiano, ma andiamo avanti ed arriviamo fino ai giorni nostri (fare una sintesi dei momenti più importanti della vita di Intel era doveroso): è nel 2019 che ha avuto un anno eccezionale, risultati assolutamente ottimi e dato che la sua azione di crescita è considerata strutturale ci si aspetta lo stesso anche nel 2020, nonostante il COVID.

Questo sentimento positivo è stato confermato anche dall’impennata che le sue azioni hanno avuto in borsa:

Fonte: https://www.intc.com/stock-info/charts

Ma davvero questi risultati incredibili, e parliamo di circa 20 miliardi di dollari, sono stati ottenuti solo vendendo processori per PC?

In realtà la società è strutturata in due divisioni: il “PC-center”, che è proprio quello che si occupa dei computer in maniera fisica, quindi anche con la produzione di processori e che nel 2019 ha fatturato circa 10 miliardi di dollari, ed il meno conosciuto “Data-center”, che ha fatturato altri 10 miliardi circa.

Che cos’è la divisione “Data-center”, di cosa si occupa e come ha fatto a fatturare tanto quanto il cavallo di battaglia dell’azienda?

Iniziamo con il dire che da tanto tempo in Intel guardavano al futuro ed avevano capito che non avrebbero potuto continuare a produrre solo processori, per vari motivi: quello principale è che la tecnologia cambia velocemente ed alcuni di questi cambiamenti mutano anche il modo di vivere della gente, creando così nuovi business dal valore incredibile.

È stato così con l’invenzione dei computer, adesso è nuovamente vero con l’evoluzione delle macchine stesse, con la necessità di sempre maggiore spazio e velocità ma anche con lo sviluppo di intelligenze artificiali che rendano tutto ancora più semplice e veloce, che risolvano problemi complessi che per un uomo necessiterebbero di troppo tempo per essere risolti, in altre parole rendendo più economica la soluzione a tanti rallentamenti tecnologici.

La divisione Data-center di Intel è proprio questo, una costola dell’azienda che si occupa di gestione e stoccaggio dei dati, “cloud”, ed Intelligenza Artificiale e che ha visto un aumento di fatturato di ben il 19% dal solo ultimo quadrimestre 2018 all’ultimo quadrimestre 2019.

Nello stesso periodo la divisione PC ha avuto un aumento di fatturato del 2% e questo perché ovviamente in questo specifico settore il mercato è ormai saturo, la concorrenza è agguerrita, altrettanto famosa e performante.

Ora, nel 2019 era previsto un fatturato di 69 miliardi di dollari ed in realtà l’azienda ha chiuso a 72 miliardi con un obiettivo per il 2022/23 intorno agli 85 miliardi ed indovina un po’? Il maggior aumento di fatturato è proprio previsto per la divisione “Data”.

Dove vuole andare Intel?

Secondo noi si muove in anticipo sui suoi competitors e dirige con forza proprio verso l’AI e la gestione dei dati, sicuramente senza tralasciare la sua posizione dominante di mercato sui processori che però è sempre più difficile da mantenere.

Quali manovre sostengono la nostra teoria?

Oltre ai fatturati che parlano da soli, nel 2019 Intel ha comprato “Habana Labs”, società specializzata  nello sviluppo dell’AI proprio per dare una spinta a questo ramo in grande espansione nei prossimi anni.

Inoltre Intel ha riservato un budget di circa 30 miliardi di dollari per ricerca e sviluppo che conferma la sua impronta orientata all’innovazione soprattutto in quei campi che hanno maggiore margine di sviluppo.

A maggio 2019, per la cronaca, ha subìto un crollo importante in borsa a causa della “guerra” sul 5G tra USA e Cina, per poi rilanciarsi e chiudere il 2019 alla grande con i risultati già esposti confermando le sue prospettive di crescita e concentrandosi dunque su un mercato molto diverso da quello per cui conosciamo il marchio: una ricollocazione che sta dando grandissimi frutti.

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