Quando scegli di acquistare un computer o uno smartphone per motivi professionali, sai già che il tuo dispositivo avrà una vita tecnica più o meno lunga, che di solito si aggira sui 2-5 anni (a seconda del dispositivo).

Una volta terminata questa “vita tecnica”, quel dispositivo va dismesso. Anzi, ANDREBBE DISMESSO: soprattutto per motivi economici si tende sempre ad allungare il più possibile il ciclo di vita, omettendo di considerare che questo comporta problemi su più fronti.

Insomma, quando non ci sono più scuse, ed arriva il momento, il dispositivo dismesso diventa un RAEE e bisogna decidere che cosa farne. E quando si tratta di RAEE professionali, trattare il fine vita di un dispositivo potrebbe NON essere semplice.

Ma facciamo un passo indietro: i RAEE (acronimo che sta per Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) si distinguono in domestici e professionali.

Mentre per i RAEE di tipo domestico lo smaltimento è abbastanza facile e veloce (puoi conferirli alle Piazzole Ecologiche, oppure consegnarli ai rivenditori che offrono il servizio di ritiro gratuito, oppure ancora usufruire del servizio gratuito offerto dai Comuni che ritirano direttamente presso la tua abitazione), la cosa si complica quando si parla di RAEE professionali.

Il primo problema che devi affrontare quando dismetti un dispositivo in ambito professionale è il DECESPITAMENTO: devi cioè “eliminare” il dispositivo dallo Stato Patrimoniale della tua azienda e dal libro cespiti.

Non ci addentreremo nella questione contabile/amministrativa ma sappi solo che per giustificare la “scomparsa” del dispositivo e dimostrare che lo hai smaltito correttamente sarà necessaria una certificazione dello smaltimento per lo scarico dal libro cespiti. Che ovviamente NON ti verrà fornita dalla Piazzola Ecologica nel caso tentassi di conferire il bene aziendale come se fossi un privato cittadino.

Ogni volta che smaltisci un dispositivo di tipo professionale, insomma, diventi un “produttore di rifiuti professionali” e devi rispettare la normativa per il trattamento (registri, formulari, dichiarazioni).

Quindi devi rivolgerti ai servizi di ritiro messi a disposizione dai Comuni o da alcune aziende che si occupano specificatamente di questo (le trovi online, basta digitare “servizio di raccolta raee aziendali”). Ovviamente, il servizio ed il conseguente rilascio della certificazione sarà a titolo ONEROSO (si, lo paghi!)

Che cosa si inventano allora le aziende per evitare queste incombenze?

Tralasciando coloro che scelgono la strada dell’illegalità, abbandonando i rifiuti per strada (pratica che oltre ad essere incivile è anche pericolosa per l’ambiente, soprattutto quando si parla di rifiuti elettronici, ed è di rilevanza PENALE), molte attività professionali scelgono una di queste tre strade:

  • trovare un nuovo mercato per i dispositivi da dismettere: in sostanza, i dispositivi obsoleti ma ancora funzionanti vengono ceduti (o donati) ad altri enti, ad esempio scuole, enti non profit ecc, garantendo ai dispositivi una nuova vita e creando così un “riciclo” virtuoso

  • fatturare il dispositivo ai soci, ai dipendenti, a qualche “amico”, in modo da avere traccia dell’uscita del bene dall’azienda (la fattura) ed in questo modo alienandolo senza dover produrre certificazioni e registri

  • abbandonare i dispositivi in qualche magazzino, accumulandoli in un angolo ma senza di fatto risolvere il problema dello smaltimento che prima o poi si ripresenterà.


Come vedi, la decisione di ACQUISTARE un dispositivo aziendale non va presa alla leggera perché si porta dietro delle problematiche che fanno perdere tempo e soldi.

C’è un modo per evitare a monte tutta questa “morchia burocratica”? Si, c’è, e si chiama “passaggio da CAPEX a OPEX”. Ne parleremo nel prossimo articolo! 🙂

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