Nel solo 2019 sono fallite in Italia 8049 aziende e ben 2328 nell’ultimo trimestre dello stesso anno. Nel 2020 le cose saranno probabilmente molto peggiori perché alle difficoltà endemiche del nostro sistema lavorativo ed industriale si è aggiunta la pandemia da COVID-19 che tutti stiamo subendo.

Le aziende dunque sono chiamate a gestire sfide sempre più grandi, difficoltà grandi e talvolta enormi che vanno da un mercato più competitivo, alla necessità di innovare le procedure interne e l’organizzazione aziendale secondo i canoni di nuove leggi e regolamenti, fino agli imprevisti “esogeni”, come la già citata pandemia che imperversa ovunque.

Ogni mattina ti svegli e vai a lavoro, entri in ufficio, metti la mascherina, segui tutte le prescrizioni che questo momento storico impone e cominci a combattere. Probabilmente fai un giro per l’azienda e verifichi che tutto sia in ordine, poi accendi il computer e scarichi la posta. Non fai in tempo nemmeno a leggere la prima e-mail che ti chiama il commercialista e ti ricorda che c’è la scadenza di una qualche tassa che nemmeno tu sapevi esistesse.

Quando hai cominciato l’avventura da imprenditore pensavi ai grandi risultati che avresti ottenuto applicando le tue conoscenze, le tue abilità, la tua inventiva, ed alla giusta ricompensa ai tuoi sforzi, alle vacanze in barca, alla macchina nuova almeno ogni tre anni e così via. Quel che le persone vedono “da fuori” sono proprio questi ultimi aspetti, senza che gli baleni per un momento l’idea che tu sia un uomo comune che aveva delle idee e dei sogni, un portatore sano di lavoro ed innovazione che ha faticato per raggiungere quegli obiettivi.

No, la gente spesso non se ne accorge (per non parlare di certa rabbiosa invidia che qualcuno manifesta), eppure il tuo campo di battaglia è sempre più difficile, ogni giorno più complesso, la burocrazia, le tasse, le lamentele, i fornitori che stanno in difficoltà almeno quanto te e ti fanno ritardare le consegne, problemi su problemi e diventa tutto sempre più buio, cerchi di far quadrare tutto, metti “pezze a colori” ovunque per continuare a combattere, per salvare la tua “creatura”. Ed arrivi al punto di tagliare tutto quel che puoi tagliare, provi a comprare dispositivi usati per risparmiare, tiri al massimo quelli che già hai, anche se sarebbero buoni solo come ferma carte quando va bene, dici a te stesso che ce la farai e le cose miglioreranno, lo fai per te e per i tuoi dipendenti.

Tutta questa situazione non l’hai voluta tu e non te la sei creata da solo, ci mancherebbe, tu sei sempre quel giovane portatore sano di lavoro che aveva dei sogni, fai parte di quei guerrieri che ogni giorno, in Italia, compattono contro un sistema ostile alle imprese. Ma il “nemico” è forte e capita sovente che non sia da solo: spesso e volentieri ci si mettono i nostri soci, colleghi, amici, con le loro reticenze, i loro consigli, le loro velate critiche. Allora la guerra diventa impari: magari tu non volevi comprare i computer usati, sapevi che non sarebbero durati quanto dispositivi nuovi, sapevi che sarebbe stato meglio studiare altri metodi per ridurre i costi e mantenere liquidità in cassa, eri conscio di tutte queste cose, ma proprio perché sei una persona che ragiona, sei un team leader, ti sei convinto che forse il punto di vista degli altri poteva essere quello giusto. Non è nemmeno colpa loro, in fondo si gioca tutti nella stessa squadra e l’obiettivo è uno, vincere.

Vincere, ma ora non stai vincendo più, è come se stessi correndo in mezzo alla massa, come se tutto quello in cui hai creduto fosse stato messo da parte per barcamenarti nella zona bassa della classifica, sei sempre più vicino alla “zona salvezza” e questo è dovuto al fatto che ad un certo punto ti sei arreso ed hai cominciato a mettere pezze anziché investire, non sei riuscito a dare quella zampata che ti avrebbe portato vicino alla zona scudetto.

Ora il tempo sta scadendo, ed anche dopo tutte queste manovre non riesci più ad uscirne: è diventato tutto monotono e finalizzato alla sola ricerca di creare liquidità per poter ripartire, trovare il modo di tagliare i costi in maniera utile, senza indebitarsi ancora e cercando magari di ottimizzare le risorse prontamente disponibili (ancora poche, per la verità).

Già, la liquidità, che è l’aria che serve alla tua azienda per restare in vita: tu, quanto potresti vivere senza respirare? A meno che non ti chiami Aleix Segura (freediver apneista che è riuscito a trattenere il fiato sott’acqua per più di 24 minuti), non riusciresti a trattenerti dal respirare per più di 2 minuti.

E la tua azienda, per quanto tempo può stare “senza respirare”?

Ovviamente dipende dalle dimensioni: più è “grossa” e strutturata, più è probabile che abbia delle “scorte di ossigeno”. Ma questo non significa che queste scorte si possano sprecare… e se sei una PMI le scorte sono risicate e ci devi fare attenzione, anzi diciamocelo, essendo in Italia la PMI non ha alcun aiuto e se possono farti chiudere, farti smettere di sognare, lo fanno.

Non è giusto arrendersi, non è giusto mollare perché le soluzioni ci sono ed alcune di queste possono essere la chiave di volta proprio per i tuoi problemi: proprio per questo voglio riassumertele qui di seguito.

  1. SALVAGUARDARE LA LIQUIDITA’

    L’abbiamo già detto, e tu lo sai bene: è l’aria che serve alla tua azienda per vivere. Per salvaguardare la liquidità bisogna fare due cose contemporaneamente: non fermare tutto e continuare a lavorare. Il flusso di cassa deve per quanto possibile continuare, fermarsi significa semplicemente lasciare il rubinetto delle spese (fisse e non) spalancato. Se ti fermi, è finita.

    Chiariamoci: è comprensibile pensare di fermare tutto e provare a risparmiare il risparmiabile! Ma non è la soluzione, perché fermare del tutto le attività non significa “salvaguardare” la liquidità, ma impedire il flusso di cassa! In parole povere, fermare gli investimenti ed il lavoro non farà altro che chiudere il rubinetto in entrata, mentre il tappo rimarrà aperto e farà scorrere i soldi fuori dalla cassa.

  2. INTRODURRE IL CONTROLLO DI GESTIONE E MONITORARE IL FLUSSO DI CASSA.

    La gestione dei flussi di cassa, in periodi di crisi, deve essere maniacale. Devi poter programmare entrate ed uscite, e soprattutto per queste ultime devi essere in grado di comprimerle e limitarle. Il che, come abbiamo detto prima, NON vuol dire fermarsi e smettere di investire.

  3. INTRODURRE PROCEDURE RIGOROSE ED INNOVAZIONE PER LE UNITA’ LAVORATIVE CHE OPERANO SUL CAMPO.

    Cosa ti serve per fronteggiare gli imprevisti (soprattutto quelli di natura “esogena”, come un’epidemia!) e ripartire? Hai bisogno di unità operative professionali, efficienti ed efficaci.

    Questo significa che le tue unità (i tuoi collaboratori, i tuoi uomini sul campo) devono poter avere tutti gli strumenti per poter garantire in qualsiasi condizione che il compito venga portato a termine. ORA PIU’ CHE MAI, i tuoi collaboratori devono essere ben addestrati e ben equipaggiati.

Devi garantire loro procedure da seguire ed attrezzature robuste e performanti: non puoi permetterti, in tempi di crisi, di avere dispositivi che vanno in default, tempi morti in attesa delle riparazioni, software che non funzionano perché l’hardware è obsoleto, lento e poco aderente alle necessità, spese impreviste per pagare i tecnici che ripristinano i sistemi. Non puoi proprio permettertelo.

Quindi questo è proprio il momento di mantenere aggiornate le tecnologie con cui lavori.

Ed è proprio quello che le PMI tendono a non fare. Secondo uno studio degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, gli investimenti in ICT delle grandi aziende sono previsti crescere di un 45%, contro il 23% delle Piccole e medie aziende.

Sai cosa significa questo? Che gran parte delle PMI resterà al palo, con software vecchi, dispositivi obsoleti, e porte chiuse alle nuove tecnologie.

Restare al palo, di questi tempi, significa issare bandiera bianca, incidere l’epitaffio sulla la propria lapide: ricordati che siamo entrati nell’era della Quarta Rivoluzione Industriale, e chi resta fuori avrà vita breve.

Capisco ciò che pensi in questo momento: tenere aggiornato il parco tecnologico comporta costi rilevanti, soprattutto quando si parla di nuove tecnologie e dispositivi professionali.

Devi quindi rassegnarti all’uso di prodotti tecnologici a basso costo, per poter contemporaneamente mantenere la liquidità?

La risposta è incredibilmente semplice: NO. Non devi cercare dispositivi a basso costo (anzi, è proprio quello che devi evitare…).

La soluzione è trasformare l’approccio all’investimento: passare dal concetto di proprietà al concetto di UTILIZZO DI UN SERVIZIO.

Questo significa trasformare il bene (in questo caso dispositivi tecnologici) da “cespite” (termine contabile che identifica il “bene materiale o immateriale”, e che segue una specifica gestione patrimoniale, contabile ed amministrativa) a “SERVIZIO”, cioè una prestazione in cambio di denaro.

In questo caso la prestazione si concretizza con la concessione in uso del bene per un determinato periodo dietro pagamento di una somma periodica.

Quali vantaggi concreti porta questo diverso approccio?

Il primo vantaggio è quello di ELIMINARE tutta la burocrazia che sta dietro alla proprietà ed alla successiva alienazione (o rottamazione) del bene. E per un’azienda, che prima deve ammortizzare i beni e quando poi li deve eliminare come RAEE è soggetta al pagamento del servizio si smaltimento, è già un grandissimo sollievo.

Utilizzando il “bene come servizio” (che da qui in poi chiameremo con l’acronimo inglese DaaS – Device as a Service) l’azienda USA il bene per il periodo del contratto e poi lo restituisce. Fine. Dello smaltimento si occupa chi gli ha ceduto in uso il dispositivo!

Il secondo vantaggio è il mantenimento della liquidità: rispetto al costo del top di gamma, paghi una piccola somma mensile, comprensiva anche di servizi e accessori in base alle tue specifiche esigenze.

Il terzo vantaggio è che non devi più combattere con la tecnologia obsoleta. Non sarai più schiavo di rallentamenti, software che non funzionano, hardware non supportato dopo l’ultimo aggiornamento e via dicendo (sono sicuro che ti sarà capitato, per cui non mi dilungo nell’elenco).

In realtà i vantaggi non si esauriscono qui. Infatti, questo tipo di investimento non intacca le linee di credito, cioè stipulando un contratto DaaS pagherai ogni mese il servizio ma questo NON farà cumulo con eventuali prestiti che hai già o che potresti richiedere in futuro.

Ancora: proprio perché è un servizio, l’operazione non sarà comunicata in Centrale Rischi.

Insomma, è un nuovo modo di investire in un mondo che cambia. E siccome il mondo cambia velocemente, molto velocemente visto che siamo entrati nell’era della Quarta Rivoluzione Industriale, approfondire il discorso ti conviene, anche questo puoi vederlo come un vantaggio.

Ricapitolando, per ripartire più agevolmente ti serve uno strumento che ti assicuri queste caratteristiche:

Basta burocrazia

Stop ammortamenti
Niente cespiti
No rottamazione RAEE (e spese correlate)

Liquidità

Niente problemi di budget
Vantaggi fiscali
Riduzione dei costi
Niente scocciature

Servizi compresi

Puoi aggiungere accessori e servizi
Puoi personalizzare e completare il tuo kit
Smetti di essere schiavo di dispositivi obsoleti

E’ il caso di approfondire, vero? Allora prosegui nella lettura, alla prossima pagina.

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